Dire che la sopravvivenza del nostro territorio è a rischio non è certo una grande novità, è già da parecchio tempo evidente il fatto che l’area nord di Roma (includendo anche parti del territorio di Viterbo come Oriolo, Vejano, ecc.) rappresenta la “nuova frontiera” della pressione abitativa e delle conseguenti spinte speculative. E questo non tanto per un’inesistente crescita demografica quanto perché, paradossalmente, il degrado del resto del territorio ha reso il nostro una specie di miraggio per  chi, giustamente, aspira ad una migliore qualità della vita (un’altra ragione di questa pressione,  il minor costo delle abitazioni, sta lentamente svanendo perché ormai anche in “campagna” le case sono non sono più regalate). E’ fin troppo banale considerare a cosa porterà, e in parte purtroppo ha già portato, questa tendenza. C’è chi dice che negli ultimi venti anni le cose non sono peggiorate (a parte qualche “piccolo eccesso”, tipo Bracciano 2), anzi. Ma chi in buona fede sostiene questo, magari perché si vede ancora la campagna e non ci sono situazioni abnormi come quelle che hanno distrutto la costa, forse non si accorge che, per esempio, i pozzi dai quali pochi anni or sono usciva acqua minerale, oggi hanno bisogno del cloro, che i pascoli sono in sostanza spariti, che il Mignone è spesso pieno di schiuma non certo naturale,  che il problema della raccolta dei rifiuti (ma, prima ancora, della loro produzione) è diventato esplosivo, che la maggior parte delle aree agricole sono ormai, di fatto, delle lottizzazioni, anche se a bassa densità (ma alta o bassa che sia, le possibilità di ipotizzare attività e produzioni legate a queste risorse sono ormai molto compromesse; anche perché i prezzi delle aree rimaste non sono più agricoli, ma, gonfiati dalla speculazione edilizia,  impediscono l’accesso a giovani o cooperative, e consentono solo ai pochi che se lo possono permettere di giocare, finché si divertono, a fare i farmers). Tutto questo non è una novità ovviamente, è nello spirito del libero mercato. Forse però qualche inquietante segno di cambiamento si può individuare, nella “cultura dominante”; un tempo gli schieramenti erano più chiari e marcati, da una parte c’erano i “palazzinari” cattivi e dall’altra i difensori della legalità, dei piani regolatori, dei diritti dei più deboli, i buoni. Magari con qualche ingenuità (come per esempio l’Unione borgate, non a caso chiamata anche “lotto continuo” o “blocchetto storico”) ma erano ingenuità, o anche errori, dettati comunque dalla voglia e dalla passione politica di dare a tutti una casa, di giustificare l’abusivismo di necessità. Poi non c’era una coscienza ambientalista diffusa, chi spendeva qualche parola in difesa dell’ecologia veniva considerato di scarsa virilità, una signora bene che prende il tè giocando a bridge in salotti eleganti.

Però erano gli anni in cui si giravano film come Le mani sulla città, ancor oggi una denuncia civile più che attuale, nei quali si scioperava nei cantieri certo per migliorare le condizioni di lavoro, ma anche per i servizi sociali, gli asili nido, la qualità della vita. Si radiava Pasolini dal PCI perché omosessuale, la psicanalisi era considerata una debolezza borghese, la difesa dell’ambiente un diversivo del capitale, le Nazionalizzazioni erano rivoluzionarie e di sinistra...oggi (evviva!) Vendola è presidente di una regione, andare in analisi è normale, e si può parlare pure della paura della morte, la bandiera della tutela dell’ambiente è sventolata fin troppo e da troppi, le Privatizzazioni (e le cartolarizzazioni) sono moderne. Alcuni di questi cambiamenti sono splendidi, altri meno, e questo genera una certa confusione: perché, per esempio, tutti ridono quando a livello nazionale Tremonti propone di vendere le spiagge per rilanciare il turismo e non si può nemmeno sogghignare se a Canale Monterano chi si compra le Terme di Stigliano, o un azienda agricola (che, in quanto tale, essendo ingombra di alberi, erba, collinette ecc. viene con naturalezza e senza imbarazzo considerata degradata) per proporre una lottizzazione (approvata) “nell’interesse del bene comune” o, nell’interesse “dell’occupazione”, stravolge la natura stessa della Riserva importando modi di coltivare, bestiame, chiusure di antichi percorsi e mette senza scrupoli e con l’approvazione degli amministratori, a rischio irreparabile una delle aree naturali  più belle dell’intero territorio, o se a Bracciano un gruppo di commercialisti rampanti (ancora!) della capitale compra tanti di quei terreni che può chiudere al pubblico (alla popolazione) le Cascate di Castel Giuliano. L’unica differenza sostanziale tra questi esempi è che mentre le spiagge (probabilmente) non si venderanno, le altre cose sono già in fase di avanzata realizzazione. E che differenza c’è tra la svendita del patrimonio di edilizia pubblica e l’affrancazione delle quote delle varie Università Agrarie? Non sono entrambe ricchezze costruite in un caso espropriate al latifondo nell’altro, accumulate negli anni con grandi sacrifici della comunità e che alla comunità dovrebbero rimanere?

E perché a livello nazionale, almeno i partiti di centro/sinistra, si scagliano giustamente contro ogni ipotesi di condono edilizio e poi, nella veste di amministratori locali chiudono tutti gli occhi che hanno a disposizione sulle case costruite fuori tempo e condonate, e non si battono per almeno scoraggiare questo al loro livello, che è quello che poi costruisce e determina lo stato reale del territorio? Non c’è nessuno che non difenda in linea “di principio” l’ambiente, ma troppo spesso ci si sente dire …però non possiamo essere quelli che difendono il passerotto…Personalmente siamo convinti che ormai sia più che giusto essere dalla parte del passerotto, se sopravvive lui viviamo meglio tutti noi. Si sente ancora troppo spesso dire sì, va bene la difesa dell’ambiente, ma al primo posto viene il posto di lavoro , ma la storia degli ultimi cinquant’anni ci avrebbe dovuto insegnare che la difesa “acritica” del posto di lavoro comunque, ha portato ad un numero di morti sul lavoro paragonabile a quelli di una guerra (una guerra che, come tutte le guerre, non ha risparmiato i civili: dovrebbe ormai essere un dato acquisito il danno che l’inquinamento prodotto da molte produzioni industriali ha causato alla salute di tutti). Basta ricordare l’esempio più recente, la BPD di Colleferro, dopo decenni di dismissione degli impianti tutta l’area è stata devastata dai bidoni di sostanza nocive sotterrate nell’indifferenza generale (anche allora si è chiuso un occhio in difesa del posto di lavoro) e oggi si è trovato il ddt anche nel latte. Forse il nostro territorio non è ancora a questo livello, ma certe logiche rimangono le stesse e prefigurano grossi rischi per il futuro: lasciare, in cambio di pochi, precari e provvisori posti di lavoro, mano libera a chi decide di stravolgere un ambiente naturale praticando un’agricoltura ecologicamente incompatibile non porterà il ddt nel latte ma, per esempio, inquinerà il Mignone. Ipotizzare lottizzazioni con un notevole carico abitativo, con gli attuali livelli di efficienza dei depuratori, non sarà certo una cura omeopatica. Autorizzare ripetitori radio senza le adeguate valutazioni, non aiuterà a sconfiggere il cancro…

Per fortuna ci sono anche degli esempi che possono fare ben sperare: è ancora quasi fresca la notizia che addirittura un cardinale è stato condannato a dieci giorni di prigione per i noti fatti della radio Vaticana, non li sconterà, ma è un bel segnale che premia le lotte di tutti i movimenti e i cittadini che si sono battuti contro questo infinito attentato alla salute; le lotte fatte per combattere le illegalità e i pericoli legati alla sua gestione hanno già dato risultati e sempre più ne daranno (soprattutto nella crescita di consapevolezza delle persone che vivono nel territorio; la battaglia contro la mitica antenna di Blera. Allargando il campo si può verificare come quando ci si schiera con decisione è anche possibile vincere (non solo conquistare voti, ma diritti per tutti); è il caso dell’antagonismo premiato di Vendola, del successo del centrosinistra in Sardegna ottenuto grazie alla presa di posizione netta di Soru (che non è certo Guevarista) contro le basi americane – un tabù che quasi nessuno aveva osato infrangere e, ancora più recentemente, della lotta delgli abitanti della Val di Susa contro la TAV. Quando addirittura Ciampi (noto seguace di Pol Pot) riesce a dire cose sullo sviluppo dei piccoli Comuni italiani che sembrano davvero rivoluzionarie a confronto delle mediazioni al ribasso dei nostri amministratori, forse si può ancora sperare (discorso in occasione dell’Italian Pride, nome orrendo, ma bella manifestazione, sulla linea di uno sviluppo decente e consapevole delle memorie storiche – dalla quale, guarda caso, sono stati assenti i Comuni del nostro territorio). Certo non sarà facile combattere una “cultura” che ancora vede nelle villette un motore di sviluppo, nelle aree agricole il ricordo di un passato da dimenticare, nelle riserve naturali tante piccole auspicate Gardaland; che plaude ad interventi che hanno ridotto le rovine di Monterano ad un luogo ormai interdetto, per la sua falsità, anche a quelle produzioni cinematografiche che un tempo (accidenti) creavano numerose e reali occasioni di lavoro; che ha tentato di “abbellire” un Monumento  Naturale come la Caldara di Manziana; che vorrebbe mettere sotto una cupola di plastica il forte Michelangiolesco di Civitavecchia e demolire i silos dei moli (segno storico e memoria “forte” della città) per far posto all’ennesimo insopportabile acquario (geniale la fantasia e la creatività di certi architetti e amministratori!); che asfalta le ultime strade di campagna e lascia andare in malora un monumento unico come il Ponte del Diavolo. Un vicesindaco ha affermato che il territorio negli ultimi venti anni si è “mantenuto bene”, forse è addirittura migliorato… probabilmente siamo entrati in una sala dove proiettano un altro film.