Strada nella riserva:
dal punto di vista generale, la strada in questione non è di nessuna utilità se non per abbreviare il percorso tra le proprietà della società del “Principe di Canale” divise tra Canale e Vejano; ma, a parte che tra l’eventuale beneficio di un singolo e quello della comunità deve prevalere quello della comunità (vedi anche legge regionale sugli usi civici e legge istitutiva della Riserva di Monteranno, oltre che dall’art.42 della Costituzione La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.) ci sono percorsi alternativi che consentono l’accesso alle proprietà senza dover fare interventi illegittimi.
Basterebbe questa considerazione a chiudere la questione, purtroppo non è così e dobbiamo assistere a continue violazioni del diritto e dell’intelligenza dei cittadini di Canale e al degrado già in atto di una delle aree più belle e caratterizzate dal punto di vista ambientale del nostro territorio.
L’area è riconosciuta come Sito di Interesse Comunitario, quindi la sua tutela va anche oltre le competenze degli enti territoriali nei quali è compresa e i cittadini di Canale debbono capire fino in fondo (ma a parte quelli direttamente coinvolti in certi interessi e quelli che oggettivamente ignorano alcuni termini della questione, già lo fanno) che questa circostanza non rappresenta un impedimento o una violazione dei propri “diritti”, al contrario è il riconoscimento della bellezza di un territorio che va tutelato nell’interesse di tutti proprio per mantenerne quelle potenzialità che di per sé possono essere fonte di ricchezza (della comunità, e non di arricchimento di un singolo)
Come Rifondazione Comunista credo non dovremmo avere dubbi nello schierarci a difesa del territorio e degli interessi di tutti, contro le prepotenze e gli abusi e soprattutto contro la cattiva informazione, le bugie, le strumentalizzazioni di chi cerca di usare piccoli interessi “corporativi” (come quelli dei cacciatori o dei pochi che traggono vantaggi economici, peraltro incerti nel tempo) a proprio vantaggio. Oltretutto, appunto, usando mala informazione e vere e proprie bugie (come quelle che la strada è sempre esistita – basta guardare le carte dell’I.G.M. – che è condizione indispensabile per mantenere i “posti di lavoro”, che la messa in sicurezza non provocherebbe danni ambientali – basta vedere le relazioni tecniche - ).
Dovrebbe, credo, essere nostro compito ottenere dalle amministrazioni competenti
tutte le informazioni dovute: dall’Agraria i progetti approvati, la carta della
viabilità, la documentazione sulla regolarità dei passaggi di proprietà delle
quote ecc.; dal Comune le delibere relative alle scelte fatte in materia; dalla
Riserva la documentazione di tutte le irregolarità accertate e delle denunce
fatte. Dobbiamo avere gli elementi per valutare se le scelte fatte siano solo il
prodotto di un modo diverso, ma in buona fede, di interpretare i problemi o se
non ci siano stati degli atti illeciti, e in questo caso avremmo il dovere di
intraprendere tutte le iniziative necessarie a fermare in tempo questi atti, con
l’iniziativa politica, con il confronto e lo scontro, con la mobilitazione ma,
se fosse il caso, anche ricorrendo alla Magistratura; come recita la legge
regionale sulla trasparenza è un atto dovuto:
Tutti i cittadini hanno diritto ad essere informati tempestivamente delle
situazioni di pericolo e danno alla salubrita' dell' aria, dell' acqua, del
suolo e del sottosuolo.
Chiunque puo' prendere visione, presso gli uffici della Regione, degli atti
amministrativi che riguardano le attivita' di modificazione dell' assetto del
territorio. Tutto questo con atti trasparenti e pubblici per rompere
una pratica di “mistero” che consente a chi amministra di non confrontarsi mai
con l’opinione degli altri e di evitare che i cittadini siano correttamente (e
tempestivamente) informati. L’incertezza, i “si dice” servono solo ad alimentare
il qualunquismo, a far diventare corrente l’opinione che “tanto fanno come gli
pare” e che tutti sono uguali. Noi siamo convinti che non sia così, e che quando
le persone conoscono bene tutti gli aspetti di un problema sono anche in grado
di giudicare e di capire scelte che magari potrebbero sembrare impopolari.
Dobbiamo rispondere al ricatto di una finta occupazione denunciando i limiti e
l’inefficienza, oltre che l’arroganza, di un intervento che non è certo
finalizzato a portare benessere alla comunità, ma solo ad incrementare comunque
la personale ricchezza. Nessuno dice che non si debba fare agricoltura o che non
ci possano essere iniziative private lecite e anche utili, ma la decisione di
quale agricoltura e quali iniziative non può essere lasciata a chi ha già
dimostrato di non tenere in nessun conto il parere e le indicazioni che non sono
in linea con il proprio tornaconto (penso agli atti della Direzione della
Riserva, alle indicazioni dei geologi, degli ornitologi, dei naturalisti che
hanno studiato l’area, ai vincoli posti dalla comunità europea, alle
associazioni ambientaliste – Lega ambiente, WWf, Arci, Lipu – alle varie
organizzazioni locali che si battono per difendere il territorio – Sos ambiente,
Manziana lab, Forum etruria) possibile che a fronte del parere negativo di tutti
quelli che si battono in difesa dell’ambiente e nell’interesse di tutti, debba
prevalere la volontà di un singolo? Vogliamo veramente questo?
Io non credo e spero quindi che faremo nostra questa battaglia, utilizzando tutta la nostra intelligenza, la nostra capacità di convincere e coinvolgere, di fare le giuste alleanze.
Tanto più è importante non lasciare passare questa operazione, quanto si capisce che non è che uno dei tentativi di aggressione al territorio che da più parti e in più situazioni si stanno portando avanti, battersi contro la devastazione di una parte importante della Riserva, significa battersi contro una linea politica, che purtroppo non è solo dei “neoliberisti” di forza italia (i tremonti che vogliono vendere le spiagge non dicono cose diverse da quanti considerano le aree agricole – vedi il dibattito sulla lottizzazione di Montevirginio – come “aree degradate”), e che vede la soluzione di tutti i problemi nelle privatizzazioni e nell’arricchimento dei singoli che poi, bontà loro, concederanno lavoro ed elemosine ai più fortunati, e il riferimento non è casuale. Questa politica non riguarda solo i grandi temi nazionali, ma comincia dal territorio in cui viviamo, ed è qui che può essere sconfitta, facendo capire che, per esempio, lasciare le terme di stigliano all’intervento privato ha significato nell’immediato la perdità per la comunità di un luogo che da sempre era accessibile (i fanghi non erano sempre stati usati per curare anche gli animali? E non si poteva andare a bere l’acqua minerale delle numerose sorgenti? O anche solo sedersi su un prato a guardare scorrere la Lenta?), la crescita del prezzo dei terreni a livelli da speculazione edilizia e non certo agricoli (a che serve far finta di valorizzare i “prodotti tipici” come il pane e il formaggio se non ci sono più pascoli né terreni dove coltivare il grano e se non è possibile – per le persone “normali - nemmeno ipotizzare l’acquisto di un terreno ad un prezzo agricolo? Forse per questo i pochi rimasti vengono considerati aree “degradate”, da recuperare alla civiltà con una bella lottizzazione o una stupenda quinta di cemento prefabbricato come presumibilmente accadrà con l’area artigianale? I modelli ci sono già basta guardare “i poli industriali” di Oriolo e Manziana; siamo sicuri che “i Canalesi” vogliano realmente questo “sviluppo”? non può sarà che hanno perso un po’ di fiducia nella possibilità concreta di intervenire nelle scelte amministrative? E se così fosse, non sarebbe utile che lavorassimo per far rinascere questa fiducia nella politica?
Gianfranco Memmi