La forte espansione urbanistica degli ultimi anni, dovuta alla corsa incessante del prezzo del “mattone”, ha portato agli ormai noti effetti ambientali che provoca il dissennato sfruttamento territoriale: sovrapproduzione di rifiuti, problemi di viabilità, inquinamento acustico, luminoso, ecc. Le megalopoli si espandono e inglobano gradualmente piccoli comuni che si ritrovano inseriti in un tessuto urbano continuo, fatto di lottizzazioni intensive che trasformano la campagna in luoghi molto simili tra di loro.
Come è noto, chi da qualche anno emigra verso l’hinterland lo fa per necessità economica, per trovare un livello della qualità della vita più elevato e pronto a farsi carico dello stress di un lavoro da pendolare, a detta di molti neanche paragonabile al traffico dell’urbe.
A conti fatti, dunque, chi lascia la città lo fa con la consapevolezza di dover scontare qualche disagio, ma con la speranza che i servizi miglioreranno con il tempo. In questo modo, Comuni nel raggio di un’ora dal centro della città vengono presi d’assalto e venduti al miglior offerente da amministrazioni che vedono nella corsa all’immobile, la più remunerativa delle fonti economiche per risanare il proprio bilancio. Concessioni edilizie o, nella migliore delle ipotesi, ristrutturazioni di vecchi edifici, fanno salire il costo del metro-quadro fino a indurre alla necessità di costruire interi apparati urbani di berlusconiana memoria. Come la peggiore delle malattie, la città si espande, spostando i propri mali atavici e consequenziali ad una mancata politica di sviluppo sostenibile del territorio. Le problematiche sono comuni, chi fino a ieri viveva in un paese di poche migliaia di abitanti, si ritrova in un affollato centro urbano abitato tutto l’anno, con problemi di parcheggio, di rumore, di rifiuti che si accumulano ai bordi della strada, di falde che si inquinano o si abbassano, ecc.
Quale può essere una strada percorribile per far fronte a questa rapida crescita demografica locale? Già da qualche anno, alcune amministrazioni italiane hanno scelto una politica che parte da diversi presupposti, ribaltando l’approccio canonico dall’alto verso il basso delle Istituzioni con un coinvolgimento attivo delle parti sociali nel processo di sviluppo locale. In questo modo, criticità ambientali emergenti e non solo, vengono affrontate di comune accordo portando a soluzioni condivise e cucite su misura per la realtà locale in oggetto. Non esiste piano per la raccolta differenziata o per la mobilità validi per ogni paese al di sotto dei 3.000 abitanti, esistono piuttosto buone pratiche che si possono scambiare con realtà analoghe. La vera innovazione che devono affrontare questi piccoli centri urbani per evitare di essere depredati del proprio patrimonio ambientale e culturale è, invece, nell’adozione di un metodo di lavoro partecipato che coinvolga attivamente la popolazione in un processo di sviluppo sostenibile ed eco-orientato.
Nulla di impossibile o di poco concreto, le esperienze insegnano e contano più delle parole, per sapere come altri hanno affrontato le proprie criticità ambientali e, di conseguenza sociali, emergenti, basta informarsi sul processo di sviluppo locale di Agenda 21:
http://www.a21italy.it/a21italy/index.php
Di Dott.Andrea Rinelli
Coordinatore Regione Lazio
della Foundation for Environmental Education