Come tutti i film che si rispettano l’azione drammatica comporta anche un
secondo tempo. Così anche all’interno dell’Amministrazione dell’Università
Agraria c’è bisogno di un secondo tempo per terminare il film. Anche in questa
parte del film ci saranno dei colpi di scena.
C’è stato bisogno di un secondo tempo non perché non si capiva come andasse a
finire il film ma perché lo sceneggiatore si è dimenticato un pezzo importante
della trama, non risparmiando, così, al regista una figuraccia.
Infatti sia il regista sia lo sceneggiatore hanno commesso una grave
dimenticanza. Così come alla "Corrida”, i “ dilettanti allo sbaraglio” si sono
dimenticati che una delibera, per essere formalmente completa, deve annullare
anche quelle precedenti che trattano lo stesso argomento. Infatti i nostri
valorosi hanno dovuto, dopo meno di un mese riconvocare il consiglio dell’Ente
per revocare la “fastidiosa” delibera n. 45 del 28.11.2001.
Tornato alla “fiction” assistiamo al primo colpo di scena. Il Consigliere
Antonio Corini, alter ego dell’ex vicesindaco, questa volta, non partecipa al
Consiglio dell’Ente. Non se la sente, forse, ancora una volta, di smentire il
suo operato precedente.
Resoconto del Consiglio dell’ Universita’ Agraria del 28.10.2005
….All’inizio della seduta il presidente introduce l’argomento dando lettura
della Deliberazione del consiglio di Amministrazione n 45 del 28.11.2001 con la
quale veniva dato il nulla osta al piano di Assetto della Riserva Naturale
Regionale Monterano. Evidenzia come altri terreni ( come ad esempio parte del
Vincolo) sono stati ricompresi nel perimetro della Riserva con danno economico
di questo Ente dovuto al ritardo nel taglio previsto per quest’anno. Da’
pertanto lettura della proposta di deliberazione:
Commento: L’Ente Agrario ha finalmente risolto un grave problema presentatosi,
con insistenza, nel consiglio del 30 settembre 2005. Finalmente qualcuno ha
spiegato il perché della sparizione della parola” Parziale” dal nome della
nostra Riserva Naturale Monterano. Ma come si dice “ repetita juvant”. Così,
probabilmente, qualcuno si sarà messo l’anima in pace e non penserà più che
ripristinando l’antico termine, la Riserva sarebbe diventata con più facilità
sede delle proprie speculazione turistico-edilizie.
Sul danno, poi, che l’Ente avrebbe ricevuto da parte della Riserva Naturale per
il ritardato taglio o mancato c’é da fare una semplice considerazione: la
Riserva Naturale ha sempre rimborsato il danno arrecato con il “mancato taglio”.
Del resto, ma ormai la cosa è arcinota, questa materia sarebbe stata regolata in
maniera definitiva ed automatica dalla convenzione prevista nel Regolamento
Attuativo del Piano di Assetto. Ma forse chi doveva leggerla non l’ha letta e
pertanto ha iniziato, per passare un po’ di tempo, un percorso simile al gioco
“dell’oca”.
Il Consigliere Ridolfi esprime perplessità sulla revoca di una deliberazione
adottata da un’altra Amministrazione, ravvisando l’esigenza di lavorare sui
documenti già predisposti e sulla convenzione che andrà a regolare i rapporti
tra Università e Riserva. E’ necessario ricercare il dialogo richiedendo
incontri reali alla Riserva ed al Comune in modo da costruire insieme le basi di
un vero rapporto costruttivo con equilibrio e senso di responsabilità. Non è il
caso di creare ulteriori contrasti che porterebbero ad un fallimento da parte di
tutti i soggetti coinvolti. Per questi motivi dichiara di non essere favorevole
alla proposta di deliberazione:
Commento: Immaginavamo il consiglio come un film. Ma spesso, come si dice, la
finzione supera la realtà. Con un attimo i colpi di scena sono ben due.
Il primo è che il consigliere prof. Ridolfi, che aveva letto il Piano d’Assetto
e il Regolamento Attuativo, dice a chiare note, distinguendosi dalla maggioranza
di destra-sinistra che governa l’Ente, che non è affatto d’accordo, anche per
motivi di fairplay di abolire una decisione presa da un consiglio precedente. E
fin qui la cosa è pacifica. Poi, con effetto dirompente, dice fidandosi
sicuramente della sua intelligenza oltre che del fatto che potrebbe aver letto
gli atti da abolire, che tutto ciò che riguarda i rapporti tra Ente e Riserva
saranno oggetto di convenzione. Pertanto abolire una delibera già presa in
questo senso sarebbe dannoso e avrebbe ingenerato una spirale di “non senso” che
avrebbe gravemente danneggiato i rapporti tra Ente, Comune e Riserva Naturale.
E noi non avremmo, da comuni osservatori, niente da eccepire sul comportamento
del prof. Ridolfi.
Ed ecco il secondo colpo di scena.
Il Sig. Massafra, nota eminenza grigia ( o nera, vista la sua collocazione
politica ) dell’Amministrazione dell’Università Agraria di Canale Monterano
entra sul palcoscenico.
E non sappiamo a quale titolo si è permesso, compiendo un atto che avrebbe
autorizzato il Presidente a ordinare il suo allontanamento dalla Sala del
Consiglio dell’Ente Agrario, di richiamare alla disciplina di partito il prof.
Ridolfi. Il Consigliere, abituato a ragionare con la sua testa, evidentemente,
non ha gradito questa pubblica intimidazione e poi vedremo perché.
Prende la parola il consigliere D’Aiuto il quale apprezzando l’intervento del
consigliere Ridolfi, pone l’accento sul risvolto esclusivamente politico della
deliberazione proposta dalla attuale maggioranza. La Riserva non è nata per
deturpare l’ambiente ma per conservarlo. Non è opportuno deliberare la revoca di
una deliberazione adottata da un’altra amministrazione a cinque mesi dalle
elezioni comunali,. Dichiara la propria contrarietà al provvedimento.
Il consigliere Magagnini, dichiarandosi favorevole alla delibera n. 45, afferma
come il Piano di Assetto dovrebbe cercare sempre di assicurare gli usi e le
consuetudini locali, evitando di proseguire nell’applicazione delle norme di
salvaguardia senz’altro ancora più limitative e restrittive per l’esercizio
degli usi civici.
Commento: Il Consigliere Magagnini ha una svista freudiana. E’ altrettanto
evidente che l’abolizione della delibera n. 45 che, di fatto, annulla
l’approvazione da parte dell’Ente Agrario del Piano d’Assetto e Relativo
regolamento di attuazione, allunga i tempi di permanenza nel regime transitorio.
Pertanto, proprio grazie all’annullamento di questa delibera si sposteranno
all’infinito i tempi di applicazione delle norme di salvaguardia.
Riprende la parola il Consigliere Ridolfi il quale ribadisce quanto già
riportato nella precedente deliberazione n. 13 del 30.09.2005 circa le
osservazioni trasmesse alla Riserva, rilevando l’importanza di procedere alla
predisposizione della convenzione con l’Ente Gestore.
Commento: ancora una volta il Prof. Ridolfi cerca di far ragionare i
consiglieri, ormai avviati verso la decisione finale.
Il Consigliere Stefani, nel premettere che la Riserva è senz’altro uno strumento
importante per la comunità, fa rilevare come il Piano di Assetto contenga
numerose imprecisioni sostanziali e da lettura di un documento riportato in
allegato alla presente deliberazione sotto la lettera A:
“ Premetto che come utente dell’Università Agraria sono amareggiato dal fatto
che il precedente Consiglio di Amministrazione , formato da canalesi, abbia
deliberato un “ nulla osta” al “ Piano di Assetto della Riserva parziale
Naturale Monterano” che in poche righe annulla e distrugge le tradizioni, gli
usi ed i costumi, il lavoro di generazioni di utenti e cittadini di Canale e
Montevirginio.
Commento: comprendiamo certamente l’amarezza del Consigliere Stefani,
tuuttavia ci permettiamo di fare alcune considerazioni. Il piano non annulla e
non distrugge alcuna tradizione ne’ il lavoro di generazioni di utenti e
cittadini. Il Piano d’Assetto, se vogliamo dirla tutta, ristabiliva un ruolo di
primaria importanza dell’ Ente Agrario che, purtroppo, aveva perso in seguito
all’abolizione del Comitato Tecnico-Scientifico della Riserva Naturale Monterano
e di tutte le aree protette della Regione Lazio, a seguito dell’approvazione
della L.R. 29/97. La stessa legge proponeva la creazione di specifiche
convenzioni tra i vari Enti del territorio per risolvere problemi, per attuare
progettualità, per riconoscere i diritti specifici e peculiari dell’Ente
Agrario.
Nel nostro caso, ad esempio, si propone di migliorare i pascoli, come il
Pascolaro della Bandita, con certi riguardi, evidentemente, per la tutela
ambientale e il mantenimento delle biodiversità. La Riserva naturale e L’Ente
Gestore si erano perfino attivati per recuperare i primi finanziamenti
attraverso i DOCUP..
E questo non è annullare il lavoro di tante generazioni.
Per quanto riguarda il recupero di tradizioni possiamo dire che da sempre l’Ente
Gestore e la Riserva naturale, insieme con i Centri Anziani, girano per le
scuole di Canale Monterano a trasmettere la cultura contadina alle giovani
generazioni.
Non dimentichiamo però che la locale Universita’ Agraria ha persino rifiutato di
far realizzare su un proprio terreno “ marginale” un progetto messo in campo con
il Centro Anziani di canale, destinato al recupero di antichi cultivar di mele,
abbandonati da decenne.
Per questo progetto l’Università Agraria di Canale Monterano avrebbe ricevuto un
congruo indennizzo mettendo a disposizione della cittadinanza di Canale
Monterano, degli anziani e degli alunni delle scuole primarie. Ma il progetto è
stato rifiutato con la scusa che si sarebbe impedito il pascolo agli animali.
Questo comportamento certamente non è destinato a favorire la conoscenza e il
mantenimento di antiche tradizioni.
L’Amministrazione dell’Università Agraria – continua Stefani - ed i suoi utenti
non hanno avuto alcun peso sulla stesura di mostri integralisti quali il piano
di Assetto e Regolamento. Sono stati violati i diritti di uso civico, di
pascolo, di semina, di taglio dei boschi, sono stati violati anche usi e
consuetudini che da sempre regolano la nostra collettività.
Commento: Il piano di assetto non è un mostro integralista, al contrario fa
uscire
la riserva dal limbo delle norme di salvaguardia e sblocca ulteriore riserva dal
limbo delle norme di salvaguardia e sblocca ulteriore progettualità a favore
della comunità. Nessuna violazione ai diritti di uso civico che in sostanza sono
gestiti attraverso il Regolamento dell’Università Agraria, ricordando però che i
veri usi civici sono quelli di legnare sul secco, di pascolo sui terreni
consentiti e non su quelli, ad esempio, percorsi dal fuoco, ne’ quelli di
alienare a privati, magari senza titolo, terreni collettivi.
Il taglio dei boschi è consentito attraverso lo strumento, obbligatorio per
legge, del piano di Assestamento Forestale che l'Universita’ Agraria conosce
bene, dato che, da tempo, lo ha affidato ad uno studio forestale. La Riserva non
ha impedito tagli senza che sia stato attivato lo strumento, anche questo
previsto dalla legge, dell’indennizzo.
Il Consigliere Rabbai, - continua sempre Stefani- in occasione della delibera 45
del 28. 11. 2001, affermava: “ E’ stata un’imposizione”.
Commento: pur ritenendo del tutto inutile coinvolgere l’amico Silvio Rabbai in
questa polemica, ci preme sottolineare che tale frase non fu pronunciata, o
meglio, scritta, in occasione della Delibera suddetta, come afferma il
Consigliere Stefani, ma sulla lettera di dimissioni, presentate diverso tempo
dopo.
Quindi, con tutta la buona volontà, non ci sembra lecito, ne’ di buon gusto,
manipolare quanto affermò il Signor Rabbai, che pure avrà avuto tutte le sue più
profonde e valide giustificazioni.
Quindi ai consiglieri della passata amministrazione – riprende Stefani - non è
stato a suo tempo fornita alcuna copia del Piano di Assetto e del regolamento e
pertanto in questo modo, non sono stati messi nella condizioone di esprimere una
serena ed obiettiva valutazione.
Commento: Crediamo fermamente che i consiglieri della passata amministrazione
che all’unanimità, ripeto, all’unanimità, votarono a favore del Piano di Assetto
siano tutte persone intelligenti e di buona memoria e non crediamo che siano
andati al consiglio dell’Ente Agrario a fare un partita a “tomboletta”.
Crediamo, invece e lo crediamo fermamente, che i passati consiglieri votarono
l’approvazione all’unanimità, senza tener conto di piccoli interessi di bottega,
senza guardare in faccia agli interessi di qualcuno, senza pressioni interne ed
esterne all’Ente. Oggi si può affermare, in tutta serenità, il contrario?
Se poi non è stata fornita nessuna copia del Piano di Assetto, il Consigliere
Stefani, è il caso che ancora una volta torni nell’Archivio dell’Ente e faccia
qualche ricerca. Troverà senz’altro una risposta soddisfacente.
Invece di colpi di mano, - prosegue Stefani - quali lo studio e la realizzazione
del piano di Assetto e la sua approvazione da parte dell’Universita’ Agraria,
era doveroso che uno strumento di vitale importanza per la cittadinanza fosse
stato messo in atto, oltre che dai soliti esperti esterni alla collettività,
indicati nella delibera 45 anche da esperti nominati dall’Università Agraria e
dalle componenti della Società Civile di Canale e Montevirginio.
Evidentemente non conveniva avere pareri e punti di vista “ diversi” da quelli
della nomenclatura del momento.
Commento: Non ci furono colpi di mano o altro l’Ente Gestore operò a norma di
legge facendo anche tantissimi incontri con la società civile. Per quanto
riguarda gli esperti nominati dall’Ente Gestore, sono tecnici preparati e di
rinomanza nazionale. Se ognuno si fosse portato in proprio esperto il Piano di
Assetto sarebbe stato pronto fra cinquanta anni. E tutto ciò a vantaggio di chi
vuole far passare per “tradizione” la svendita di aree di enorme pregio
ambientale a privati che hanno solo scopi speculativi.
A suo tempo ho partecipata a diverse discussioni, incontri e riunioni
sull’argomento e alla stesura formale di alcune osservazioni che riporto quasi
integralmente:
Commento: Un vero peccato che si venga a conoscenza solo oggi delle
osservazioni, se tali sono dell’università Agraria, La Commissione Consigliare
3a li ha attesi per oltre un anno.
Non è previsto – continua Stefani - da nessuna parte che l’Università Agraria
debba esprimere il proprio” nulla osta” nei confronti del piano di Assetto e del
Regolamento: invece addirittura nel punto 5 alla pag. 311 è la riserva che si
riserva il preventivo” nulla osta” su tutti gli atti dell’Università Agraia,
relativi a interventi, iniziative, ecc. ecc.
Commento: Probabilmente l’amico Stefani avrà le idee poco chiare e nella foga
del discorso, anche se scritto e consegnato ai posteri tal quale, qualche cosa
può sempre sfuggire. Proviamo, con molta umiltà, anche noi, insieme a lui a
capire questo primo punto:
Ci pare evidente che l’Università Agraria non debba esprimere il proprio nulla
osta sul Piano di Assetto ne’ sugli altri atti che l’Ente Gestore ( per capirci
il Comune di Canale Monterano ) dispone sul territorio o sui cittadini (
Regolamenti edilizi, di polizia, di igiene, di protezione Civile, di tasse ect..
)
E questo non va ne’ a demerito ne’ a merito della Riserva o dell’Ente Gestore o
della stessa Università Agraria. Queste sono le leggi italiane e vanno applicate
così come sono o di cambiarle se non ci piacciono più. Vivaddio siamo in
democrazia!
Ma nonostante tutto ( ricordiamoci che il Piano di Assetto costituisce variane
al Piano Regolatore Generale del Comune di Canale Monterano ), l’Amministrazione
Comunale, presieduta dal Sindaco Piccioni Marcello, ha voluto, anche in ossequio
alla legge 29/97 che di tale argomento fosse investita anche la locale
Università Agraria. Quindi nessun colpo di mano. Lasciamoli fare ai commandos!
Li sanno fare sicuramente meglio dei “politici” di paese.
Facciamo anche chiarezza, sperando di riuscirci, sulla seconda parte del punto .
I nulla osta sono un preciso obbligo di legge derivante dalla già citata 29/97 e
394/91 e la mancata espressione di tale atto costituisce omissione di atti di
ufficio. In ogni caso ci risulta, ma risulterà anche al Consigliere Stefani che
il parere dell’Università Agraria è stato sempre richiesto. Tuttavia
confermiamo, ancora una volta, che se questa situazione può avere dei risvolti
negativi, questi sarebbero stati facilmente risolti attraverso la stipula della
convenzione tra Ente Gestore e Università Agraria. Ma così non è stato fatto.
2. Il Piano di Assetto regolamenta - prosegue Stefani- tutto ciò che è permesso
fare all’interno dell’Area Protetta, ma è esattamente tutto il contrario di
quello che si è fatto per decenni secondo le indicazioni e i regolamenti
dell’Università Agraria ( decespugliamento, aratura, scasso, la famosa ” miglior
coltura “ della nostra terra ecc. ) che a sua volta ha permesso di mantenere un
ambiente integro e nello stesso tempo ha favorito lo sviluppo agricolo e quello
dell’allevamento che ha permesso a generazioni di canalesi di progredire e in
molti casi di sopravvivere. Inoltre sono state previste zone integrali ( Zona A
) nelle quali, malgrado siano gravate da “ usi civici” è vietato tutto, dal
transito al pascolo, alla raccolta della legna secca…..non parliamo di tagli
ecc. ecc. in poche parole il” diritto civico” sarà praticamente abrogato.
Commento: Parecchie decine di milioni di vecchie lire hanno indennizzato tutti
i boschi del versante sinistro della valle del Bicione e di Freddara, compresa
una delle due "minime" aree
integrali della riserva che ricade sulla valle del Bicione in cui, tra l'altro,
non è stato violato nessun uso civico, sia perchè nessuno ha mai chiesto, sino
all'indennizzo, di andare a prendersi li la legna, sia perché buona parte
dell'area è di proprietà privata. Altra zona "integrale" è la Greppa delle
Scalette su cui ci sono ben altri discorsi da fare che non la tanto sbandierata
difesa degli usi civici non certo a vantaggio dei comuni cittadini di Canale
Monterano.
Se ci fosse da difendere, realmente, gli interessi dei cittadini, saremmo ben
volentieri al fianco del Consigliere Stefani. Ma tutto ciò non ci convince, non
ci ha convinto ne’ ci convincerà.
Le usuali attività agricole sono sempre state di routine, senza alcun intralcio,
all’interno della Riserva Naturale Monterano. Cosa diversa è il discorso
riguardante gli scassi profondi, i decespugliamenti, gli spietramenti,
l’apertura di nuove strade, la perforazione di pozzi ect.. Tali lavori, lo sanno
bene anche gli attuali Amministratori dell’Università Agraria di Canale
Monterano sono sottoposti a ben altri vincoli che nulla hanno a che vedere con
la Riserva Naturale Monterano. Citiamo ad esempio, il vincolo idrogeologico,
alquanto datato, in quanto risale al 1923, ( basta andare in Archivio ) e quelli
previsti dal PAI ( Piano Idrogeologico.
E questi vincoli valgono sia dentro sia fuori il territorio della Riserva
Naturale.
Tornando alla tutela integrale facciamo notare che non ci troviamo di fronte ad
una diavoleria di Mantero. In tutte le aree protette sono previste zone di
tutela ambientale. La legge prevede specifiche misure di compensazione,
spostando gli usi civici su aree di pari valore, estensione e grado di
accessibilità. Tutte queste cose sarebbero state risolte dall’ormai stracitata
Convenzione. Basta leggere.
Inoltre nelle zone A, B2 e B3, dopo l’approvazione del piano di Assetto, i
diritti reali degli utenti saranno limitati perché i loro terreni non saranno
più suscettibili ad alienazione. Tutto questo senza chiedere alcun parere
all’Università Agraria.
Commento: ci dispiace smentire il consigliere Stefani ma i terreni all’interno
della riserva naturale potranno essere oggetto di alienazione. Però valgono le
solite regole e leggi……
4. Già la legge istitutiva, la 79/88, aveva inglobato all’interno del perimetro
della riserva, terreni agricoli non boscati e non appartenenti al demanio
collettivo dell’Università Agraria, ma legittimati, affrancati e per questi
motivi agricoli e “ privati” a tutti gli effetti: oggi il Piano di Assetto, ha
inglobato altrettanto arbitrariamente nel perimetro della Riserva, territori
dell’Università Agraria non compresi nelle perimetrazioni istitutive.
Commento: La proposta di togliere i terreni privati, quelli non boscati dalla
Riserva é un’ idea allettante. Ma non ci convince. Infatti la nostra Riserva
verrebbe trasformata in un colabrodo, a pelle di leopardo e sarebbe soltanto un
parco suburbano costituito da fossi e boschetti separati tra loro che la
renderebbero a dir poco ridicola e perderebbe così l’unicum caratteristico
distruggendola.
Tutte le aree protette d'Italia hanno aree agricole e private o demaniali al
loro interno: dal Parco d'Abruzzo a quello del Cilento, dal parco della Maremma
ai parchi di Roma Natura!
Altrimenti, in un paese come l'Italia non avremmo alcun parco o riserva! I il
problema è quello di far convivere tutela e gestione privata, con uno sforzo da
parte di tutti nel comune interesse.
In quasi tutti i parchi del Lazio sono inclusi terreni delle Università Agrarie
senza
che si siano sollevati i polveroni di Canale, forse perchè non è stato concesso
a nessuno di sognare di "valorizzarli" a modo suo.
E’ prevista la sottoscrizione di una convenzione capestro tra Riserva e
università Agraria che sarà approvato solo dall’Ente Gestore della Riserva (
Comune ) come se i compiti e le attribuzioni dell’università agraria fossero
solo quelli subordinati, di accettazione di decisioni prese ad altri ed estranei
livelli.
Commento: Ogni convenzione che si rispetti o che sia conseguenza di questo
nome deve essere approvata da ambedue i soggetti contraenti. Se così non fosse
dovremmo usare un altro nome. In ogni modo per quanto riguarda “decisioni prese
ad altri ed estranei livelli” siamo ormai abituati. Sembra ormai inveterata
l’abitudine che certe forze politiche o certi soggetti hanno di far proprie
decisioni prese altrove nell’interesse non della collettività ma di altri
personaggi.
Noi crediamo invece che dobbiamo recuperare il Piano di Assetto, dopo averlo
emendato di tutti quegli aspetti che non si ritengano congrui con la realtà
locale, ma salviamolo perché solo così salveremo la riserva naturale dalla
speculazione, di ogni tipo, che avanza a grandi passi. Dobbiamo attivare
progetti di sviluppo compatibili dalla nuova sentieristica a nuove aree
attrezzate. Dobbiamo continuare a sviluppare e rendere fruibile e mettere a
frutto il Parco Archeologico di Monteranno e delle necropoli circostanti,
attivando il volontariato e il servizio civile.
Dobbiamo attivare anche in sinergia con agricoltori ed allevatori la produzione
di qualità. Sviluppiano e riscopriamo l’antica cultura contadina e delle sue
tradizioni.Possiamo realizzare presso il Centro Ippico di Fontana un punto di
informazione permanente della cultura del buttero. Attiviamo e rendiamo fruibile
l’area di Fontana con il campeggio, il camper service, con le visite guidate a
cavallo tra la nostra riserva e le altre aree protette circostanti.
Sviluppiamo un osservatorio naturalistico aperto ad associazioni, università,
volontariato.
Nella nostra struttura c’è posto per le attività di educazione ambientale e
ristorazione al centro Servizi, un cantiere a cielo aperto di esperienze in
campo forestale nelle aree boscate ( comprese quelle a tutela integrale!) in
collaborazione con l' Università della Tuscia e l’Agraria Agraria di Canale,
facciamo del miglioramento del Pascolaro un cantiere-scuola per il miglioramento
sostenibile dei pascoli, spingiamo l'acceleratore sulle attività di cooperazione
e solidarietà che già caratterizzano la riserva come l'area più attiva nel Lazio
e tra le più attive a livello nazionale, sponsorizziamo, come già sta facendo la
Riserva, ogni forma di turismo, da quello termale di Stigliano ai tanti B & B,
locande, ostello, agriturismi che stanno sorgendo come funghi forse proprio
perchè la Riserva funziona come polo attrattivo principe di Canale! Attiviamo le
sinergie anche delle società, dei capitali interessati e disposti ad investire a
Canale ma che sia uno sviluppo sostenibile e che la Riserva salvi la sua
integrità territoriale, ecologica, paesaggistica perchè, senza Riserva integra
non c'è sviluppo ma il solito degrado che sta massacrando come un cancro, il
territorio circostante.
Per i motivi suddetti e per le osservazioni riportate penso che invece che si
debba rielaborare uno strumento di gestione della Riserva che sia espressione
della volontà di un ‘intera collettività e non di pochi illustri e acculturati
integralisti, supposti ambientalisti, estranei al paese. Per questo motivo sono
favorevole alla abrogazione della delibera n 45 del 28 novembre 2001 ….
Dopo brevi interventi di altri consiglieri ( Pigna e Bugliazzini si dichiarano
contrari alla revoca, Lo Pinto favorevole alla proposta del Presidente, Molinaro
che , in risposta ad un intervento del consigliere Ridolfi, che proponeva un
rinvio dell’argomento impegnando il Presidente a richiedere incontri fissi
mensili per risolvere i relativi rapporti e soprattutto per determinare gli
importi da assegnare all’Ente per le relative attività, afferma come in questa
sede e visto l’ordine del giorno o si procede alla revoca o si rinvia
l’argomento ad un prossimo consiglio ma senza condizioni ) il Presidente pone a
votazione la proposta di deliberazione ottenendo il seguente risultato:
Favorevoli n 7 Consiglieri
Contrari n, 4 Consiglieri ( Bugliazzini, D’Aiuto, Pigna e Ridolfi )
Commento: Il Consigliere Ridolfi prova ancora una volta a far ragionare i
consiglieri. Ma invano. E così si arriva al penultimo colpo di scena.
Il Consigliere Ridolfi, stremato dalla discussione vota contro l’abrogazione
della delibera presa dalla Giunta Pulvirenti.
Non solo, e questo è l’ultimo colpo di scena, al termine del consiglio
dell’Ente, il medesimo Consigliere, preannuncia la sua lettera di dimissione.
Come già abbiamo detto, non per piaggeria, ma per intima convinzione, il Prof. Ridolfi è abituato a ragionare con la sua testa. Già lo aveva fatto intendere a tutto il consiglio dell’Ente Agrario nelle due ultime assemblee. Ma qualcuno ha più fidato sulla sua tracotanza che nell’intelligenza del professore. Ma questa volta gli è andata male. Non tutti se la sentono di modificare o approvare cose che vanno a soddisfare i meri interessi di pochi singoli o di una piccola parte, senza fare a cazzotti con la propria intelligenza e con la propria coscienza. Il prof. non è uno di questi. E, pur distante dalla nostra linea politica, apprezziamo, in ogni modo, la coerenza e la limpidezza delle sue azioni. Siamo convinti che il suo esempio sarà seguito anche da altri che non se la sento più di accettare questo stato di cose che va proponendo l’Amministrazione dell’Ente Agrario.
La lettera di dimissione non lascia dubbi od incertezze. Non è una lettera “politica“ che dice e non dice. Il prof. è di una chiarezza e di una sinteticità incredibili: infatti “ ritiene doveroso dimettersi per il seguente motivo: Metodo contrastante con quello della maggioranza del consiglio di Amministrazione nel cercare di risolvere i numerosi problemi nei rapporti con la Gestione della Riserva Naturale di Monterano “.
Chissà se gli altri componenti dell’Amministrazione dell’Università Agraria hanno “intenzione”, poi, di risolvere i numerosi problemi nei rapporti con la Gestione della Riserva Naturale?